Scrivo quest’articolo a conclusione
del mio percorso di Servizio Civile Regionale, durato un anno e svolto presso
la comunità educativa il Girasole. In genere qui sono pubblicati eventi e
riflessioni pedagogiche, proverò anch’io a inserire una mia riflessione su
quest’anno, anche se il tutto avrà più il sapore di un ringraziamento.
Il mio periodo di servizio si è
svolto da Maggio 2014 fino ad Aprile 2015. Un anno intenso, impegnativo (per
via anche dell’università) e ricco di momenti, molti dei quali porto già nel
cuore. Sono tante le cose che vorrei dire, solo che nella mente si confondono e
si mescolano, e più che parole riaffiorano flash e immagini di momenti,
discussioni e situazioni che mi hanno sentito partecipe, attento ascoltatore e
infine anche divertito. Il girasole forse è questo: un luogo/tempo in cui non
solo per i ragazzi che sono in comunità, ma anche per chi ci lavora o fa
volontariato, è un mettere in gioco in ogni occasione le proprie emozioni, il
proprio modo di fare e di essere, e per chi ci lavora è un metterlo a
disposizione per chi è in un momento di stallo. Infatti i protagonisti sono i
ragazzi, non c’è dubbio. E solo chi passa per la comunità capisce l’enorme
bisogno di “essere-con-loro” che questi ragazzi, anche se inconsciamente,
richiedono. Qui intendo come l’importante è si applicare tutte le nozioni
psico-pedagogiche che aiutano davvero, ma quello che fa la differenza
sostanziale, è il fatto di esserci, stare lì con loro e per loro, in maniera
semplice. Questa secondo me è la cosa principale che più di tutte ha un impatto
con i ragazzi. Come un padre o una madre, che accudiscono al loro figlio. Lo
sguardo dei ragazzi, purtroppo ogni tanto sofferente, è tuttavia ben chiaro! Non
a caso sono tanti i ragazzi che ritornano forse con una spinta nostalgica a
salutare e rivedere il luogo dove per un po’ di tempo hanno vissuto, forse un
po’ sofferto, ma si sono anche divertiti e hanno anche appreso. E aggiungo,
dove almeno una volta, hanno messo in gioco anche le loro emozioni.
Questo è il mio ripago più
grande, tanti volti, anche se in un solo anno, di ragazzi e educatori che mi
hanno accolto come uno di loro fin dall’inizio. E alla fine, sempre per colpa
di questo calderone di momenti che ho nella testa, ho pensato di raccogliere un
“piccolo e breve dizionario” di alcune parole che ho sentito particolarmente
mie e che in quest’anno mi hanno fatto strada (a volte nel vero senso della
parola), mi hanno aiutato e per certi versi mi hanno davvero cambiato.
Dizionario basilare del Girasole:
ADOLESCENZA: è uno dei momenti più forti della vita. Per tanti
motivi e per molte persone non sempre è un periodo facile da vivere. Infatti,
qualcuno sopravvive all’adolescenza. Ma questa è la definizione più brutta che
si può dare. Il senso è viverla appieno, con le cose belle e le cose brutte, e
una volta pronti per l’età adulta tenere tutte quelle cose come in un libro nel
comodino accanto, in modo da poterlo sfogliare in continuazione.
DISPENSA: sempre sottochiave. Li sembra nascondersi un bottino. In
realtà c’è un mondo che non è fatto solo di parole, ma anche di cibo. E
trovarlo sempre pronto, malgrado tutto quello che può accadere non è cosa da
poco. (il fatto che quest’anno ci sia expo è un riferimento casuale).
EDUCATORE: persona che lavora in ambito pedagogico con altre
persone, in genere minori. La realtà è che con un po’ d’impegno lo possiamo
fare tutti. Io aggiungo che chi lo fa con cuore, allora è davvero un
professionista del “condurre” e “portare fuori” il meglio che c’è in una
persona. In questo caso l’”Educatore” ha anche dei nomi (in ordine alfabetico):
FRANCESCA, DANIELE, DENNIS, GIOVANNI, RICCARDO, SANDRA, VASCO.
LIMITE: ci sono cose nella vita che possiamo fare. E cose che non
possiamo fare. Più si cresce più queste cose dovrebbero diventare chiare. Ovvio
che serve chi te le spieghi, o meglio serve chi te le mostri, e poi la scelta è
sempre della persona. Basta ricordare però che quando una cosa non sembra
andare bene, un passo indietro possiamo farlo o almeno ci si può tentare.
OPEL ZAFIRA: automobile 7 posti, a metano, utile per viaggi con un
gruppo di persone. Riesce a raggiungere città come Verona, Bassano, Ferrara,
Mantova, Mestre, Montebelluna. In casi estremi anche Trieste. In salita è
consigliabile avere nervi saldi. In discesa va che è una meraviglia.
All’interno in genere c’è musica, a volte cumoli di fumo di sigaretta.. e a
volte ci sono storie che meritano di essere ascoltate.
SECONDO UFFICIO: luogo dove delle persone lavorano, e dove ci sono
faldoni, computer e scrivanie. Secondo significa che ce ne sono due. Quello a
cui penso io è un secondo ufficio dove ho visto persone tirare fuori tutta la
propria umanità.
SPERANZA: è quella cosa che non si vede, ma c’è. E in genere è
dietro l’angolo. Spesso non si vede perché gli altri ci insistono a dire che
dopo un po’ che non si vede, allora significa che non esiste. Strano perché io
ad esempio New York non l’ho mai vista, e quasi tutte le persone che conosco
pure, ma ho come la sensazione esista sul serio, anche se ora non la posso
toccare fisicamente. La speranza è quasi un dogma, per chi ci crede, esiste
davvero, per chi non ci crede, è un peccato. Si noti che non ho detto che non
esiste). È il compito più difficile, far capire agli altri che la speranza c’è,
ma spesso non si vede.
VOLONTARIO: sono persone che donano parte del loro tempo a servizio di qualcuno o di una causa. Farlo con i giovani e in particolare gli adolescenti diventa una vera “causa d’arte”. Quasi tutti gli educatori iniziano così. Anche qui ci sono dei nomi propri: ANGELIN, FABIO, GLORIA, GIANLUCA, GIUSEPPE, MALIK, MELANIA, VERONICA.
VOLONTARIO: sono persone che donano parte del loro tempo a servizio di qualcuno o di una causa. Farlo con i giovani e in particolare gli adolescenti diventa una vera “causa d’arte”. Quasi tutti gli educatori iniziano così. Anche qui ci sono dei nomi propri: ANGELIN, FABIO, GLORIA, GIANLUCA, GIUSEPPE, MALIK, MELANIA, VERONICA.
VITA: è fatta di scelte. Ma anche di opportunità. Anni fa ho scelto
di scoprire cosa era la comunità educativa il Girasole. Poi mi è stata data
l’opportunità di viverla. Sono in forte debito con tutti. Un petalo del
Girasole dicono porti il mio nome. Io dico che in realtà una parte del mio
cuore porta il nome “Il Girasole” e tutti i nomi delle splendide persone che ho
incontrato in questo anno.
Filippo R.